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La Rivoluzione in Germania |
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Nel marzo del 1848, sulla scia dell’esempio francese di febbraio, scoppiò anche in Germania la rivoluzione: unità e libertà venivano nuovamente rivendicate da quelle forze che si ritenevano dalla parte del progresso storico. Fare della Germania uno Stato nazionale e contemporaneamente uno Stato costituzionale: questo era un obiettivo più ambizioso di quello che si erano posti i rivoluzionari francesi del 1789. Essi, infatti, avevano già trovato uno Stato nazionale, seppure premoderno, cui volevano dare un’impostazione del tutto nuova, borghese. Chi reclamava unità e libertà per i tedeschi, doveva prima chiarire che cosa avrebbe dovuto far parte della Germania. Che di uno Stato nazionale tedesco Non potendo imporre la |
dovessero far parte anche i territori di lingua tedesca della monarchia asburgica, era, dapprima, un fatto incontestato nel primo Parlamento eletto, l’Assemblea Nazionale riunita nella Chiesa di San Paolo di Francoforte. Solo nell’autunno 1848 la maggioranza dei deputati si convinse di non avere il potere di smembrare il regno multietnico sul Danubio. |
costituzione di un grande Stato nazionale tedesco comprendente anche l’Austria, rimaneva solo la possibilità di creare un piccolo Stato nazionale tedesco senza l’Austria, e, date le circostanze, ciò significava l’istituzione di un regno ereditario sotto un imperatore prussiano. Lo Stato tedesco, al cui vertice, secondo il volere dell’Assemblea Nazionale di Francoforte, avrebbe dovuto porsi Federico Guglielmo IV di Prussia, sarebbe stato uno Stato nazionale liberale con un governo sottoposto al controllo di un forte Parlamento. Quale imperatore tedesco, il re di Prussia avrebbe dovuto rinunciare al suo potere per grazia di Dio e considerarsi invece l’organo esecutivo del sovrano volere del popolo: una richiesta che il monarca della casa degli Hohenzollern rifiutò definitivamente il 28 aprile 1849. La rivoluzione era quindi fallita. Essa non aveva portato ai tedeschi né unità né libertà. |
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