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FRANCESCO TOTTI:
ONE MAN SHOW! Calciatore dalla classe cristallina,
dalla rara genialità associata a un uso perfetto di entrambi i piedi e a
una visione di gioco clamorosa. Per me il più forte talento in
circolazione. Assist così illuminanti, di prima, senza neanche guardare
il giocatore da lanciare, tanta è la sicurezza, e gol così artistici,
quando si vedono su altri campi di calcio sono quasi sempre occasionali
e comunque sporadici. Non è un fenomeno di testa, ma neanche il grande
Johan Cruyff lo era. Il “Bimbo de oro”, er “Pupone” (soprannome
affibbiatogli affettuosamente da Mimmo Ferretti), nato e cresciuto nel
quartiere di Porta Metronia, romano de Roma, romanista de più, un
capitano doc, sulla scia di Attilio Ferraris IV, di Fulvio Bernardini,
di Agostino Di Bartolomei! Lanciato in serie A, a sorpresa, da Vujadin
Boskov (che lo aveva visto segnare un gol all’Ascoli in una partita del
campionato primavera), in un “Brescia – Roma 0-2”, quando tutti erano
convinti che sarebbe entrato in campo Muzzi, fu valorizzato da Carletto
Mazzone, suo padre putativo. Un altro Carlo, l’argentino Bianchi, voleva
sbolognarlo alla Sampdoria e gli organizzò anche una sorta di trappolone
contro l’Ajax all’Olimpico. Voleva assolutamente, al suo posto, Litmanen.
Francesco rispose sul campo, con una prova maiuscola. Poi la continua
crescita, con Zeman, e la consacrazione con Fabio Capello. Perno
inamovibile della nazionale, con cui ha sfiorato la vittoria della
prestigiosa Coppa Europa, per poi appannarsi ai mondiali di Giappone e
Corea, è un personaggio timido ma sensibile, ricco di una simpatica
romanità, quella più bella, espressa attraverso gesti e frasi entrate a
far parte della storia ultima del nostro calcio. Su di lui sono state
scritte e raccolte, in un apposito volume, centinaia di barzellette, di
cui lui stesso ha accettato sportivamente di fare da testimonial.
L’incasso (stratosferico! Di questi tempi, con l’editoria in deficit…) è
stato devoluto in beneficenza. Dotato di un gran tiro e di una grande
capacità di inquadrare la porta, più o meno da ogni distanza, è uno dei
più grandi cannonieri della storia giallorossa. È anche un mago del
“cucchiaio”. Van der Saar (e non solo lui) ne sa qualcosa. Se Del Piero
è il “Pinturicchio” del calcio, almeno di quello italiano, lui ha
dipinto l’intera Cappella Sistina e ha anche scolpito una parte della
“Pietà”. Come diceva, di Totò, Ughetto Bertucci, celebre caratterista
del nostro cinema, in “Fifa e arena”:”Che fenomeno!”. Ogni partita è una
sorpresa, anche quando gioca un po’ sotto tono. Uno così è sempre da
otto in pagella. Zeman, al riguardo, ha sempre avuto ragione. Non è
frequente, inoltre, vedere un giovanottone miliardario come lui
divertirsi a giocare a pallone come un “ragazzotto” su un campetto di
periferia, che se perde, come si dice da noi, va pure “in puzza”! Magari
deve anche pagare una pizza agli avversari. Agli ultimi europei, però, è
veramente mancato. Forse troppe responsabilità. Certo, da Picasso (prima
di cominciare) a lama italiano…
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