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La storia del Brasile
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SITUAZIONE PRECOLOMBIANA: Il Brasile era originariamente abitato dai popoli indigeni (circa due milioni di persone)e il territorio che oggi appartiene al Brasile, oltre che al resto dell'America meridionale, era già spartito tra le due potenze europee, Portogallo e Spagna, ancor prima della sua scoperta ufficiale. Il Trattato di Tordesillas, firmato nel 1494, fu un accordo importante per definire la futura frontiera del Brasile, che divideva il continente da nord a sud, dall'attuale stato di Pará fino alla città di Laguna (Santa Catarina), che fu modificata in seguito con l'espansione portoghese ad ovest.
LA COLONIZZAZIONE: Il problema della colonizzazione rappresentò grandi difficoltà in un periodo in cui la struttura economica portoghese non era preparata per affrontarlo. L'esplorazione delle Americhe doveva apparire, a quei tempi, come un'impresa straordinariamente difficile, anzitutto perché doveva attirare persone per popolare il continente americano. Uno degli ostacoli era rendere il Brasile la loro méta e questo pareva una forma per vincere la naturale resistenza al trasferimento in una terra che offriva non poche prospettive. Un altro ostacolo erano le penose condizioni di lavoro nella colonia accanto alle debolissime possibilità di arricchimento, ma anche questo poteva essere superato con più alte retribuzioni per i lavoratori.Ufficialmente lo scopritore fu Pedro Álvares Cabral, che avvistò terra il 21 Aprile ed arrivò all'attuale Porto Seguro (Bahia) il 22 aprile del 1500. L'occupazione effettiva però iniziò nel 1532 con la fondazione di vila de São Vicente, grazie a Martim Afonso de Sousa, donatario di due capitanie (concessioni amministrative concesse dal re portoghese), insieme alla capitania della Nova Lusitânia (Pernambuco), ma entrambe faticavano a prosperare. Insoddisfatto, Giovanni III del Portogallo decise di creare un governo centrale per correggere i problemi ed abolire le capitanie. Fu inviato Tomé de Sousa come primo governatore generale che il 29 marzo 1549 fondò la città di Salvador come capitale del Brasile. Durante il XVI secolo ebbe inizio la schiavitù, inizialmente quella degli indigeni, e a partire dalle ultime decadi del secolo anche quella degli africani che erano già presenti come schiavi neri in Portogallo. Nello stesso secolo cominciarono anche le prime esplorazioni dell'interno del Brasile.
2° GUERRA MONDIALE: All'inizio della seconda guerra mondiale Vargas, in virtù del proprio regime populista e conservatore, non prese decisamente partito né per gli Alleati, né per l'Asse. Tuttavia, per effetto delle pressioni esercitate sul Brasile dagli Stati Uniti, desiderosi di allargare il fronte alleato e ostacolare le attività sottomarine e corsare tedesche effettuate nell'Atlantico meridionale, che affliggevano gravemente i traffici alleati, il presidente Vargas fu spinto a rompere le relazioni diplomatiche con i Paesi dell'Asse nel gennaio del 1942.Come conseguenza una ventina di navi mercantili brasiliane furono in breve tempo attaccate o colate a picco dagli U-Boot tedeschi. Tali attacchi provocarono profonda emozione nel Paese e il montare di un forte movimento di opinione pubblica a favore dell'entrata in guerra del Brasile a fianco degli Alleati. La dichiarazione di guerra contro Italia e Germania fu decisa nell'agosto 1942, ma rappresentò poco più che un atto formale, senza alcuna immediata rilevanza militare. Solo dopo lunghe trattative si giunse all'addestramento ed all'equipaggiamento - con il fondamentale aiuto statunitense - della FEB, Força Expedicionária Brasileira (Forza di Spedizione Brasiliana), che giunse in Italia non prima del 1944, andando ad operare nelle retrovie durante lo sfondamento della linea Gustav a Monte Cassino, senza tuttavia essere coinvolta in alcun combattimento importante. Il clima politico creato dall'entrata in guerra a fianco degli Alleati e, prima ancora, la propaganda - sostenuta attivamente da Washington e da Londra - volta a diffondere idee democratiche ed antifasciste al fine di far pendere la bilancia dell'opinione pubblica a favore di un intervento contro il nazifascismo, furono fatali al regime autoritario e populista di Vargas, che divenne impopolare. La contraddizione tra il combattere in Europa per il trionfo delle democrazie liberali e il mantenimento all'interno del regime sostanzialmente dittatoriale esplose alla fine della guerra e il 29 ottobre 1945 Vargas venne deposto per iniziativa di un gruppo di generali. Nelle elezioni successive venne eletto presidente il generale Enrico Dutra, candidato del partito social-democratico. Nel 1946 fu adottata una nuova costituzione democratica e federalista. |
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