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STORIA
Dopo alcuni monaci
irlandesi (VIII sec.), approdarono in Islanda i Vichinghi (verso la fine del IX
sec.), che diedero all'isola il nome di "Terra di ghiaccio". L'isola raggiunse
circa i 40.000 abitanti nella metà del X sec. quando iniziò l'immigrazione, in
prevalenza scandinava, sollecitata dal re norvegese Aroldo I Harfager, che
intendeva sbarazzarsi di alcuni nobili scomodi. Con la partenza dei monaci fino
all'XI sec. si consolidò il paganesimo ma, da questo periodo in poi, cominciò
gradualmente ad imporsi il cristianesimo. Il governo era retto da un'assemblea
di uomini liberi, la cui prima riunione risale al 930 (Althing o parlamento),
fino a quando, nel 1262, il re di Norvegia Haakon IV impose la propria autorità.
Ma le condizioni economiche e politiche dell'isola restavano molto difficili sia
per le eruzioni vulcaniche, sia per le difficoltà di approvvigionamento e la
situazione peggiorò notevolmente con l'unione della Norvegia e della Danimarca
nel 1380: si impose violentemente la riforma luterana nel 1550 ed in più fasi,
le spedizioni di Barbareschi sulle coste (1579, 1613, 1627), resero ancora più
difficile la vita ai pescatori di merluzzo olandesi e francesi. In seguito, una
serie di circostanze negative quali il vaiolo (1707), le eruzioni vulcaniche
(1765, 1783) e la carestia (1785) provocata dal governo della Compagnia Danese
d'Islanda (fondata nel 1732), decimarono la popolazione. Alla fine del XVIII
sec. Reykjavik, che diventerà poi la capitale dell'Islanda, riuscì comunque a
trasformarsi da piccolo villaggio a città. Ci fu un tentativo di ottenere
l'autonomia nel 1809, ma l'isola, con la pace di Kiel (1814), rimase alla
Danimarca che le concesse comunque l'ammissione di due deputati islandesi nel
parlamento danese (1834), istituendo a Reykjavik un consiglio di dieci membri
(1838), e ricostituendo l'Althing (1843) che era stato sciolto nel 1798. Nel
novembre del 1918 venne realizzata l'Unione tra Danimarca e Islanda ed è da qui
che iniziò la vera autonomia dell'isola, che divenne indipendente, pur
all'interno del regno di Danimarca. Nella seconda guerra mondiale l'Islanda, per
la sua posizione geografica, ebbe un'importanza strategica. Dopo che i tedeschi
invasero la Danimarca, nel maggio del 1940 l'Islanda fu occupata da truppe
britanniche e poi, nel 1941, da quelle americane che s'insediarono sull'isola
costruendo basi aeree. Nel 1944 si sciolse l'unione con la Danimarca e l'Islanda
divenne una repubblica indipendente (17 giugno 1944). Nel 1949 l'Islanda a
malincuore dovette rinunciare alla sua neutralità ed accettare la protezione
della Nato; si ebbe l'adesione al Patto Atlantico e l'accordo dell'utilizzo
della base aerea di Keflavik (1951) da parte degli Stati Uniti. L'opinione
pubblica si dimostrò contraria e ne pretese lo sgombero dopo il 1956. Sempre in
quegli anni le autorità islandesi decisero di estendere da 4 a 13 miglia il
limite territoriale per la pesca e da qui sorsero contrasti con la Gran
Bretagna, che arrivò a far proteggere i propri pescherecci da navi da guerra
(1958). Nel novembre del 1962 fu stipulato un accordo di cooperazione con
Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia.
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